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Balla dalla Luce alla Luce
Giacomo Balla
Date da definire

ARTE.it

GIACOMO BALLA 1871 - 2021: 150 ANNI DALLA NASCITA


ELENA GIGLI RACCONTA GIACOMO BALLA, IN ATTESA DELL'ANNIVERSARIO

ELEONORA ZAMPARUTTI

01/06/2020

Roma - “La recente vendita all’asta del bozzetto preparatorio per il pannello centrale dell'opera Affetti è andata molto bene” afferma la storica dell’arte Elena Gigli, studiosa di Giacomo Balla.
Lo scorso 28 maggio infatti la casa d’aste Finarte ha proposto a Roma un interessante ritrovamento di Giacomo Balla. Si tratta del lavoro preparatorio per il pannello centrale del trittico realizzato nel 1910 e oggi conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Acquistato direttamente dall'artista negli anni ‘60, il dipinto a olio su tavola, ritrae la moglie Elisa e la figlia Luce, con una resa straordinaria del chiaroscuro. Un collezionista privato si è aggiudicato l’opera.

Come curatrice, Elena Gigli si prepara a inaugurare in autunno un nuovo progetto espositivo dedicato all’artista. “La mostra Giacomo Balla. Dalla luce alla luce organizzata da Massimo Carpi, con la sua associazione Futurism, si doveva inaugurare a Pasqua, ma è slittata a Ottobre/Novembre a causa dell’emergenza sanitaria. Scavallando l’anno, l’esposizione potrà ancorarsi all’anniversario dei 150 anni dalla nascita di Giacomo Balla che era nato a Torino il 18 luglio 1871. Mi sembra importante che almeno Roma, anche se in una piccola galleria, ricordi un Maestro tanto importante, considerando che dopo la mostra del ’71 in occasione del centenario dalla nascita, non si è fatto più nulla.”

In vista delle celebrazioni nel 2021, sono previste mostre o altre iniziative intorno a Giacomo Balla?
“Che io sappia, no. Ho proposto al Comune di Roma di realizzare una mostra al Museo Carlo Bilotti intorno alla figura femminile nell’opera di Giacomo Balla, sulla scia del successo che avevamo riscosso nel 2018 sempre al Bilotti con l’esposizione Balla a Villa Borghese.
Le istituzioni si lamentano spesso che non hanno soldi e altre addirittura sostengono che Balla è un artista ormai ‘vecchio’, che non funziona più. Quindi non so proprio cosa dirle, non voglio fare polemica. Io sono una semplice studiosa di Giacomo Balla. Cerco di promuovere la figura dell’artista con iniziative dai budget contenuti, perché la spesa influisce sulla eventuale approvazione dei progetti. A parte tutto, comunque i costi di assicurazione e trasporto delle opere di Balla, specie se provengono da musei, sono piuttosto elevati.”

Quale sarà il tema della mostra del prossimo autunno?
“Proprio in questo momento ho davanti ai miei occhi il menabò del catalogo che ho curato personalmente insieme alla mostra. L’esposizione Giacomo Balla. Dalla luce alla luce è organizzata dall’associazione Futurism e si terrà alla Futurism & Co. Art Gallery, in via Mario dei Fiori 68 a Roma. Il catalogo rispecchia la linea monografica dell’esposizione. Si parte dalla prima sezione che si intitola Soluzione e ricerche divisioniste (luci, ambiente – psiche). Sono dei titoli che ho dato prendendo spunto dalle frasi di Giacomo Balla. Potrebbe sembrare che non abbiano senso, ma sono legate al periodo e all’arte di Giacomo Balla.
La seconda sezione Raggi di Rontgen e loro Applicazioni fa riferimento alle “compenetrazioni iridescenti”. Poi a seguire la terza sezione Ho già creato una nuova sensibilità nell’arte, la quarta Idealismo e Ottimismo Forme Pensiero con riferimento al periodo idealista degli anni ’20. La quinta sezione dal titolo Daremo scheletro e carne all’invisibile fa riferimento alla ricostruzione futurista dell’universo con i progetti per vestiti, per l’ambiente, per ‘abbellire l’utile’ come diceva Giacomo Balla.
E l’ultima sezione, quando l’artista ritorna in un certo senso all’arte figurativa più intimistica, si intitola L’artista dopo che ha lavorato deve sentirsi stanco, eccitato... Le opere selezionate hanno come elemento in comune lo studio della luce. Come già ne scriveva nel 1967 Maurizio Fagiolo dell’Arco, la luce e il movimento sono le caratteristiche principali dell’arte di Giacomo Balla a partire dal primo autoritratto che si fa dietro una fotografia di lui piccolino, fino all’ultimo autoritratto che realizza nel 1953. La linea dell’autoritratto è quella che percorre tutta l’opera di Giacomo Balla, accompagnata da questo discorso della luce”.

Da dove provengono le 70 opere che saranno esposte?
“Sono lavori che appartengono a collezioni private e provengono dai membri dell’associazione Futurism di Massimo Carpi. Naturalmente all’interno di una galleria privata alcune opere esposte saranno in vendita. I proventi dalle vendite aiuteranno a ripagare dei costi sostenuti per la realizzazione dell’esposizione, la pubblicazione del catalogo e per sostenere la galleria.”

Qual è l’elemento di maggiore attualità nella ricerca condotta da Giacomo Balla?
“Sicuramente la luce. Quando mi fanno vedere un’opera di Balla, specialmente un ritratto o un autoritratto, un disegno, una velocità, un pastello, una veduta anche di Villa Borghese o una ‘natura viva’, come le chiamava lui, quindi un’opera degli anni ’40 o ’50, cerco di capire se c’è o no la luce di Balla. La luce è un elemento fondamentale. Solo osservando un’opera da vicino, magari a fianco di un altro lavoro che potrebbe non essere di Balla, ci si rende conto della differenza. La luce è una caratteristica unica delle opere di Giacomo Balla, che le distingue dai lavori di Elica Balla o di Luce, che sono le figlie e che hanno lavorato a stretto contatto con il padre. Ammirando ad esempio i pastelli che sono stati esposti nella mostra Balla a Villa Borghese che raffigurano dei prati oppure il sole che si riflette sul prato di Villa Borghese, un elemento quasi metafisico, ci accorgiamo di questi graffi in superficie, dei particolari da cui emerge la luce. Anche i notturni hanno questa caratteristica così come gli sfondi delle figure femminili. La pazza che è conservata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e che fa parte del polittico dei viventi, è una figura ritratta sul balcone. La luce alle sue spalle entra in un ambiente buio: si tratta di una luce particolare come negli Affetti, il grande trittico anch’esso alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Quando Balla espose il grande trittico all’Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti in Roma nel 1910, la regina Margherita ne rimase talmente stupita che volle il dipinto per sé. L’artista le disse di no e ne fece una copia. E infatti oggi al Quirinale c’è la copia del 1914 realizzata appunto per la regina Margherita: nella parte centrale appare la figura della madre che insegna a leggere alla bambina. C’è una luce particolare che illumina tutta l’oscurità dell’interno della stanza dove abitano.”

Il tema dell’autenticità delle opere di Giacomo Balla è molto importante…
“E’ un tema fondamentale. Per essere sicuri al 100% dell’attribuzione di un’opera di Giacomo Balla occorre essere ben documentati, avendo possibilità di accesso a un archivio. Non è possibile basarsi sull’intuito o sulla storia che viene raccontata, ma bisogna disporre di documenti, ad esempio fotografie originali. E’ necessario fare delle ricerche di archivio per capire da dove viene l’opera e capire se quello che si ha di fronte è un lavoro effettivamente esposto in una mostra, e non si tratta invece di un’altra opera. La produzione di Balla è immensa. Ha realizzato 50/70/80 versioni diverse di Velocità astratta e ogni volta bisogna capire se quella in questione è stata esposta alla Triennale oppure si tratta di un’altra versione.”

Quali sono a suo avviso le opere più significative della ricerca condotta da Giacomo Balla?
“Direi che sono le opere capisaldi del Futurismo di Balla e dell’avanguardia italiana, e internazionale, come La bambina che corre sul balcone che è conservata al Museo del 900 di Milano, poi Le mani del violinista che si trovano all’Estorick Collection di Londra. Sicuramente Dinamismo di un cane al guinzaglio oggi all’Albright-Knox Art Gallery di Buffalo. Si tratta di lavori che sono stati esposti da Ester Coen, grazie al contributo della Fondazione Ferrero, nella mostra che è stata realizzata nel 2017 ad Alba. La fortuna di Balla da un punto di vista di mercato è avvenuta grazie agli americani. Nel 1937 l’allora direttore del MoMA acquistò Dinamismo di un cane al guinzaglio per l’inaugurazione del museo. Su questa scia sono stati gli americani a comprate le grandi opere da La lampada ad arco, a Volo di rondoni, a Velocità astratta: tutte opere che oggi si trovano al MoMA. Altri lavori sono oggi ad Amsterdam, a Otterlo: parliamo in particolare di tutte le velocità su carta. Alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma sono conservate oltre 40 opere di Giacomo Balla, grazie alle signorine Elica e Luce Balla che nell’84 hanno ne fatto donazione allo Stato italiano. Luce Balla quando morì, ne lasciò altre 10 come regalo al museo di Roma, agli Uffizi di Firenze e alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Però oggi non sempre le opere sono esposte nei musei, un po’ per problemi di spazio un po’ per problemi di conservazione, perché Balla lavorava molto su materiale di riciclo, come la carta, i pezzi di legno e addirittura i coperchi delle scatole di cioccolatini e questo naturalmente comporta una tutela dell’opera stessa.”

Appuntamento dunque a Roma in autunno per ammirare, in un’esposizione unica, ben 70 opere di Giacomo Balla che oggi fanno parte di collezioni private, in attesa che qualche istituzione voglia ricordare la straordinaria portata di un Maestro dell’avanguardia del Novecento del quale nel 2021 ricorreranno i 150 anni dalla nascita.

 

ARTE.it

SETTANTA OPERE IN ARRIVO ALLA GALLERIA FUTURISM & CO

DALLA LUCE ALLA LUCE. PRESTO A ROMA IL FUTURISMO DI GIACOMO BALLA

FRANCESCA GREGO

29/05/2020

 

Roma - Una grande mostra in una piccola galleria. Un’idea inquietante dopo l’emergenza Covid? Niente paura. Per Dalla luce alla luce, dedicata al futurista Giacomo Balla, la Galleria Futurism & Co ha in serbo un’esperienza di visita davvero esclusiva: a settembre gli spettatori entreranno uno per volta nei suoi spazi al centro di Roma, a due passi da Piazza di Spagna, per assaporare in tutta calma un viaggio nel mondo dell’avanguardia italiana. Sono 70 le opere selezionate per raccontare l’arte del Maestro dalla curatrice Elena Gigli, responsabile dell’Archivio Balla. “Balla è il più grande in assoluto, ha fatto tutto. È un artista totale”, sostiene con convinzione il collezionista Massimo Carpi, dalle raccolte del quale arriverà la gran parte del corpus espositivo. E non è un caso. Oltre ad anticipare i 150 anni dalla nascita di Balla che cadono nel 2021, la mostra festeggerà i 20 anni di Futur-ism, associazione che riunisce oltre 100 collezionisti, nonché sito web con una banca dati consultata da musei, curatori e art lover, e prezioso serbatoio di 1500 opere catalogate e certificate disponibili per mostre in giro per il mondo.

Nel corso della sua vita Futur-ism ha partecipato all’organizzazione di 155 esposizioni sul Futurismo, collaborando con grandi musei come il Guggenheim Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Orsay di Parigi. Ma nel 2000, quando Futur-ism è nato, Carpi era già uno dei più noti collezionisti italiani di arte moderna. “Il mio primo quadro - ha raccontato all’agenzia ANSA - fu un Mirò senza titolo che pagai 60 milioni, quanto mi costò la casa che avevo appena comprato. L’ho rivenduto e oggi avrà un valore di almeno tre milioni e mezzo di euro”. La collezione di Carpi annovera opere di Maestri storici del Futurismo come Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini, a cui si sono aggiunti nel tempo nomi di spicco degli anni Venti e Trenta, da Fortunato Depero a Tato ed Enrico Trampolini. Di Balla Carpi conobbe le figlie, Elica e Luce, da cui acquistò una cartolina legata alle vicende familiari dell’artista.

Dalla realtà di Futur-ism nasce anche la Galleria Futurism & Co, gestita da Francesca Carpi, la figlia di Massimo, che in due anni e mezzo di vita ha già ospitato nove mostre sul Futurismo e sui suoi protagonisti. Tra i primi spazi di cultura a riaprire nella capitale, dal 18 maggio è tornata ad accogliere il pubblico con i capolavori di Balla, Boccioni, Depero dell’esposizione permanente e con il progetto I quattro elementi. Visioni futuriste, a cura di Antonio Saccoccio e in programma fino al 18 luglio. Secondo Filippo Tommaso Marinetti, gli uomini sono “domatori di forze primordiali” e contemporaneamente hanno il compito di amplificare l’energia delle forze naturali ingabbiata dalla civiltà. Nell'allestimento grandi opere del secondo Futurismo dialogano con i quattro elementi fondamentali: dall’aria, al centro dell’aeropittura che questi artisti lanciarono con entusiasmo, alle fiamme vivificatrici: “Perché chiederci se il fuoco che portiamo in noi finirà per bruciare noi stessi?”, scriveva Boccioni, “Che cosa importa? Purché si possa propagare l’incendio sul mondo!”.